Viaggio al Centro del Violino

Viaggio al Centro del Violino - E. Parrini RRJ1015

Emanuele Parrini

Suite for Solo Violin
Emanuele Parrini

Suite In Due
Emanuele Parrini, violin
Paolo Botti, viola

RRJ1015 Rudi Records 2013

clip video

tracks:

Viaggio al Centro del Violino
Suite for Solo Violin (Emanuele Parrini):

1. Viaggio al Centro del Violino - Intro 2.38
2. Viaggio al Centro del Violino - Viaggio 3.13
3. Abstract n. 1 1.49
4. The Undecided 4.44
5. Abstract n. 2 2.37
6. Are You Ready? 2.43
7. Requiem For L.J. 3.05
8. Black Violin 3.01
9. Blues P. 5.53
In Due
(Emanuele Parrini, Paolo Botti):
10. Mixolidian Dance 3.05
11. In Due 2.56
12. I Gemelli del Goal 1.47
13. Beauty don't Leave 4.40

 

Note

Diciamolo subito: il titolo è impegnativo, eppure dopo aver ascoltato la suite omonima si capisce che è esattamente quello che Emanuele Parrini fa. E diciamo pure che un disco di solo violino (ancorché la seconda parte ci offra un irresistibile duo violino e viola) è una scommessa che anche professionisti incalliti non accetterebbero. Eppure possiamo dire che la sfida è vinta.

Emanuele Parrini fa questo: va al centro del violino, va alla sua natura di legno, di metallo e di crini e la esplora, la percorre, la svela, se ne lascia sedurre e incantare e si mette in gioco, ma non ne resta invischiato, chiuso in un virtuosistico autocompiacimento. Si sente nel disco la passione di Parrini per i maestri del jazz che hanno dovuto inventare un lessico e quasi una nuova grammatica per questo strumento, da Stuff Smith a Billy Bang e, soprattutto, a Leroy Jenkins, a cui è dedicato il Requiem della Suite e c’è la dedica a Renato Geremia  (suo predecessore in seno all’Italian Instabile Orchestra) che è stato capace di inventare un modo diverso di approcciarsi a uno strumento con una ingombrante tradizione classica.

Quella stessa tradizione affiora spesso in alcuni brani i cui esiti non differiscono poi molto da quelli di certa musica contemporanea; cambiano però le intenzioni, l’atteggiamento e l’attitudine, secondo quanto Cecil Taylor dichiarava 50 anni fa a A.B.Spellman (“Cioè, non c’è verso che si lasci coinvolgere emotivamente; ma sta’ attento, è proprio quello il punto: quelli non vogliono che la musica li coinvolga emotivamente. E’ teoria, è un esercizio mentale in cui il corpo esiste come attributo di complemento all’esercizio. Non c’è posto per il corpo”). Ecco, Parrini è totalmente coinvolto, è dentro il violino, la sua musica comunica un senso immediato di presenza, di immanenza, di fisicità necessaria. Sembra che suoni per nutrirsi e per offrire questa gioia agli altri. E giocoso, divertente e vibrante è anche il duo con Paolo Botti, sodale, amico, collega; gli unisoni sui temi raccontano di una sensibilità comune, di una passione condivisa, di un approccio simile e di un grande amore per il jazz.

La chiusura del disco con la rilettura di un brano di William Parker, lungi dall’essere l’approdo, sembra rappresentare il perfetto punto di partenza di un viaggio che è appena iniziato. Pino Saulo

 

Notes

We must admit it: the title is challenging, yet when you listen to the suite of the same name you understand that this is exactly what Emanuele Parrini does. And let us also admit that a disc of only violin music (although the second part offers us an irresistible duo between violin and viola) is something that even experienced professionals would not accept. Yet we can claim that the challenge is won. Emanuele Parrini does this: he goes to the heart of the violin, he goes to its very nature of wood, metal and horsehair and he explores it, he goes through it, he reveals it, he is seduced and enchanted by it, he takes up the challenge without getting entangled and trapped in self-congratulatory virtuosity. In this disc we hear Parrini’s passion for the masters of jazz who had to invent a vocabulary and almost a new grammar for this instrument, from Stuff Smith to Billy Bang and above all to Leroy Jenkins, to whom the Requiem della Suite is dedicated; and there is the dedication to Renato Geremia (his predecessor in the Italian Instabile Orchestra) who succeeded in inventing a new way to approach an instrument encumbered with such an onerous classical tradition. This same tradition surfaces frequently in certain passages with effects not so very different from those of some contemporary music; the difference is however in the intentions, the attitude and the aptitude according to what Cecil Taylor told A.B. Spellman fifty years ago: (“He would never get emotionally involved in it; and dig, that's the word, they don't want to get involved with music. It's a theory, it's a mental exercise in which the body is there as an attribute to complement that exercise. The body is in no way supposed to get involved in it”). There you have it: Parrini is totally involved, he is inside the violin, his music communicates an immediate feeling of presence, of immanence, of necessary physicality. He sounds as if he is playing to nourish himself and to offer the same joy to others. Also playful, entertaining and vibrant is the duet with Paolo Botti, comrade, friend, colleague; their unisono in the themes tell of a common sensibility, a shared passion, a similar approach and an infinite love of jazz.

The conclusion of the disc with its new rendering of a piece by William Parker, rather than being an arrival, is more the perfect point of departure for a journey that has only just begun. 

Pino Saulo

 

 Eur 12,00

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